Senegal, viaggio nel Paese della Teranga

Raccolgo i miei pensieri ormai da giorni, tanti quanti quelli che mi separano da una fantastica esperienza di viaggio in Senegal.
Senegal, il Paese della Teranga, quell’ospitalità che ben descrive in una parola l’essenza di questo Popolo.
La mia Africa… anche io l’ho vissuta.

Mi ritrovo un po’ cresciuta, e forse un po’ più matura, ma come una bambina sorrido con gli occhi di chi ha conquistato l’agognato giocattolo dopo tanti sacrifici e questi occhi sono davvero troppo piccoli per mettere a fuoco questo mondo così immenso!

Vedo tutto un po’ meno bianco e un po’ più nero ma con un’accezione del tutto positiva: vedo nero e sorrido, vedo nero e sono felice, vedo nero e provo davvero tanta nostalgia… perchè l’Africa è così… così nera… ma la notte… si colora di quegli splendidi sorrisi bianchi!!

Vedo i baobab fuori dalla finestra e quella terra rossa che colorava le nostre giornate, vedo scimmie e mucche che attraversano la strada, vedo gente appesa a qualsiasi mezzo di trasporto e montagne di roba accatastata sopra i bus fino a farli piegare, vedo piroghe in mezzo al fiume e… sento bambini che urlano “TOUBAB!!”

L’immagine più ricorrente è quella di una mano tesa in cerca di un “cadeau”: una maglietta usata, un palloncino, una penna, un biscotto… una piccola ricompensa dai “toubab”, gli uomini bianchi.
Sono le stesse mani che stringevano le mie, mi offrivano un aiuto e mi abbracciavano… semplicemente per constatare che siamo fatti della stessa sostanza

Cammino per la Stazione Centrale di Milano come faccio da tanti anni ormai… ma oggi riesco a vedere solo quei visi neri… e mi sembrano più famigliari! Compro sicuramente più accendini dagli ambulanti e stringo quelle mani che prima scansavo…

Raccontare i miei viaggi diventa ogni volta più difficile. Raccontare la gente diventa sempre più difficile.
Trasmettere una dimensione che non esiste nella realtà e non può essere catturata nè in una fotografia nè in un video, ma si compone di odori, sguardi, emozioni e sentimenti, forti, è una sfida contro me stessa.

Ma userò esattamente questi elementi e se li percepirete almeno in minima parte, ne avrò trasmesso un piccolo assaggio.

    1. Odori
      Forti ma non sempre necessariamente disgustosi.
      Diventeranno famigliari e ti mancheranno da morire. L’odore dei mercati, l’odore del cibo e delle spezie, l’odore delle enormi quantità di pesce messo ad essiccare, l’odore degli scarichi delle automobili, l’odore dell’immondizia che brucia, l’odore dell’acqua salmastra, l’odore della polvere, l’odore delle fogne a cielo aperto.
      Come una musica che accompagna i momenti più belli… in Senegal, ogni ricordo ha un odore.


    2. Sguardi
      Il popolo Senegalese si racconta attraverso gli sguardi.
      I loro profondi occhi neri raccontano una storia che non ha bisogno di parole. Ne rimani talmente affascinato che difficilmente te ne puoi sottrarre e lasci che allo stesso modo, i tuoi occhi parlino di te.
      Il contatto visivo ha un linguaggio che supera ogni barriera linguistica ed è molto più autentico delle parole.


    3. Emozioni
      Non saprei da dove cominciare. Attraversare il Senegal è come percorrere un viaggio attraverso le emozioni: belle o brutte, deludenti o sorprendenti, spontanee o forzate… tutto scandisce in modo sconvolgente l’esperienza vissuta, un po’ come rinascere in un contesto ed in un’epoca sempre diversi.


    4. Sentimenti
      Mi rendo conto che raccontare il lato sentimentale di questa vacanza mi mette decisamente a nudo e non so se sono disponibile a farlo. Non so come vincere quella sfida contro me stessa! Posso dire che il viaggio in Senegal ha cambiato il mio modo di vedere cose e persone.
      Posso dire che cambiare il proprio modo di vedere cose e persone è come innamorarsi con l’innocenza di un bambino e l’entusiasmo di un adolescente.


E ancora una volta, di ritorno da un viaggio, scopro che non è più esattamente come prima: ciò che è rimasto uguale è la parte più bella… e ciò che è cambiato è diventato ancora più bello…

Qualcuno, parlando dell’Africa, racconta di popolazioni disagiate, povere e sfortunate ma io, più entravo in contatto con loro più mi ripetevo: “Che fortuna!”
La fortuna di correre a piedi scalzi, giocare per strada, trascinare una macchinina fatta di legno… La fortuna di godere delle cose semplici senza mai avere delle aspettative, sedersi per strada aspettando che il tempo scorra lento, vivere all’aria aperta sotto questo sole così caldo…
La fortuna di avere ancora tanti sogni e l’entusiasmo di perseguirli!

Viaggiare… se di malattia si tratta, spero che non ne esista cura e che mi accompagni per molto molto tempo!

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