La Via della Seta, sulle orme di Tamerlano attraverso Uzbekistan e Turkmenistan

La Via della Seta… all’inizio un’idea, un’ipotesi lontana, poi piano piano un chiodo fisso in testa… fino a diventare un desiderio sempre più impellente.

Questo racconto di viaggio arriva dopo diverse settimane dal mio rientro…

Capisco che ogni esperienza ha bisogno di un determinato tempo per essere metabolizzata e che questo tempo non è uguale per tutti i viaggi.
Ma questa sera i pensieri arrivano di getto… il processo di maturazione è completo.

Ho vissuto questa esperienza senza alcuna aspettativa.
Prima della partenza, come di consueto, mi sono documentata sulla cultura di queste popolazioni, sulle loro abitudini: la regola di base è sempre una, fondamentale, addentrarsi nella cultura altrui il tanto che basta per avere rispetto di questi popoli e del loro territorio e mostrare interesse senza urtare la loro sensibilità.
Tutto il resto lo apprenderò sul posto… un po’ di sana ignoranza non guasta mai, induce ad apprendere con più entusiasmo le novità.

In realtà, nulla di quello che le guide vi spiegheranno, riuscirà a rendere l’idea di questi luoghi.
L’Uzbekistan ed il Turkmenistan sono due mondi assolutamente opposti e contrastanti, entrambi con una storia antica impressionante, ed un presente che non li rende altrettanto affascinanti ma che li contraddistingue nella loro singolarità. 

Un mio carissimo compare di viaggio disse una volta…: “…alla fine quel posto era talmente brutto che mi è piaciuto!“… perchè nella sua bruttezza stava la sua singolarità!
Una cosa dovete sapere a proposito di un viaggiatore, non lo sentirete mai dire che un posto visitato non gli è piaciuto!
Anzi… due cose dovete sapere di un viaggiatore… non esiste un posto nel mondo in cui non ci sia niente da vedere!

In un periodo come questo il niente è merce preziosa, è un niente che ti riempie e ti fortifica e che vorresti ritrovare anche nei momenti di vita quotidiana… dove il troppo, spesso, ti svuota e ti indebolisce.
A volte quel niente è proprio l’essenza del viaggio, sarà l’aspetto che più ti mancherà fino alla successiva partenza!

Attraverso l’Uzbekistan, visitando città come Samarcanda, Bukhara, Shahrisabz e Khiva, sulle note della famosa canzone di Roberto Vecchioni ripercorro le orme di Tamerlano, il famoso condottiero Amir Temur di Shahrisabz, “lo zoppo”.
Tutto quello che mi circonda è magnificenza: le moschee, i mausolei, le madrase, i minareti con i loro elementi architettonici, le leggende che si tramandano di generazione in generazione, la cultura di queste popolazioni.

Tutto in questo Paese è drasticamente mutato nel tempo, ma allo stesso tempo ha mantenuto la sua anima, con mille sfaccettature, in una concezione moderna della sua storia.
Purtroppo, il concetto di ristrutturazione in questo Paese, nulla ha a che fare con la nostra idea di conservazione: se ancora oggi, città come Samarcanda e Bukhara trasmettono la loro originalità storica, tutto è destinato a cambiare.

E sempre percorrendo le orme di Tamerlano, lasciando alle spalle l’Uzbekistan, cerco d’immaginare come sarà questa nuova avventura che mi aspetta, il Turkmenistan.

Il passaggio del confine sarà il momento più tragico del viaggio: tre interminabili ore in questa terra di nessuno.
Armatevi di pazienza e non perdete l’entusiasmo, anche i militari più intransigenti non possono che abbandonarsi ad una risata davanti ad una donna che nasconde due bottiglie di vodka nella borsa… per uso personale (“Trattenetemi la valigia… ma la vodka NO”)!!
Ma superato il momento di disagio da italiano medio, finalmente il Turkmenistan!!!

Il Turkmenistan è uno degli Stati più repressivi del mondo, con un record disastroso dei diritti umani.
Pur essendo una Repubblica Presidenziale, la realtà più vicina è quella della Corea del Nord (ma meglio non esprimere apertamente questa opinione)!

L’immagine del Presidente vi seguirà ovunque, sottoforma di statue d’oro, cartelloni pubblicitari, gigantografie… ovunque andrete… lui sarà con voi!! Ed è una seria minaccia…
Ma questa terra dell’assurdo e degli estremi, dagli spazi sconfinati, sarà una continua sorpresa.

Cominciamo dalla capitale Ashgabat, anche detta la città bianca o la città di marmo, per il fatto che tutti i palazzi sono rivestiti di marmo bianco.
La città in cui, se sei straniero, non ti puoi avvicinare al Palazzo Presidenziale da solo per non essere scambiato per terrorista o spia.
La città in cui tutti i palazzi governativi sono presidiati da forze militari che ti invitano a camminare a debita distanza.
La città in cui non si può fotografare nulla ad eccezione di quanto esplicitamente consentito.
La città in cui alle 22 si smette di vivere e tutti gli esercizi chiudono battenti.
La città dai finti palazzi, costruiti per accapparrarsi le Olimpiadi Asiatiche del 2017, ma vuoti come il deserto.

Ma lasciamo perdere Ashgabat e addentriamoci nel deserto di Darvaza per scoprire uno dei posti più suggestivi e mozzafiato esistenti al mondo… la Porta dell’Inferno.

L’emozione che si prova davanti a questo incredibile frutto dell’errore umano è tanta… ti toglie il respiro!
L’esalazione di gas è fortissima, il caldo ed il vento amplificano ulteriormente l’effetto, e questo cratere infuocato merita senza dubbio il nome che gli è stato attribuito.

Correva l’anno 1971 quando, in seguito ad una perforazione non propriamente organizzata da un gruppo di sovietici, si creò questa voragine e la conseguente fuoriscita di gas.
Per contenere il disastro ambientale pensarono bene di incendiarlo, sperando che il giacimento si esaurisse…
Da allora è possibile osservare questo spettacolo indescrivibile nel bel mezzo del deserto.
Indiscutibilmente uno degli scenari più impressionanti che abbia mai visto… da solo ne vale il viaggio in questo Turkmenistan così desolato!

E non posso dimenticare quella notte, fatta di silenzio, deserto e cielo stellato, illuminata e riscaldata dal fuoco… dove basta una bottiglia di vodka e un po’ di musica tamarra a far sentire la vita piena e la mente vuota…

E ancora quei paesaggi sconfinati e quei villaggi isolati, come Nokhur, dove le tradizioni si tramandano allo stesso modo di generazione in generazione e l’accoglienza è sempre un po’ speciale!


Ancora una volta quella sensazione strana: mi sento a casa dall’altra parte del mondo, circondata da una famiglia di sconosciuti, la mente colma del vuoto che mi circonda, l’anima svuotata per riempirsi di sensazioni nuove!
Vi prego fermate il tempo, non voglio scendere!!!!

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