La mia Mongolia: diario di viaggio dentro le emozioni

Di blog che parlano di Mongolia non ne troverete così tanti, ma per riuscire a dare un senso a questo Paese a parole, le espressioni “infiniti orizzonti”, “natura incontaminata”, “profondi silenzi” sono di sicuro le più cantate all’unisono.

Da molti anni i miei amici mi consigliano di riportare su un blog i miei singolari viaggi:

  • singolari perchè viaggio per lo più da sola organizzando in autonomia ogni singolo particolare;
  • singolari perchè le mete sono volutamente selezionate tra le meno battute dal turismo di massa;
  • singolari perchè inseguo quei valori che ho completamente perso nell’ordinario quotidiano: fiducia nel prossimo e nella società, tranquillità e pace interiore, godimento massimo del tempo, disintegrazione dell’orologio, boicottaggio del pc e dei social media, immersione massima nella cultura, sfida al cibo locale… ma soprattutto rifiuto delle origini!!!

Va da sè che per selezionare una meta applico da anni la regola prima e irrinunciabile.. va dove non ti porterebbe l’italiano medio e qualsiasi cosa succeda rinnega le tue origini!

Da molti anni i miei amici mi consigliano di riportare su un blog i miei singolari viaggi, ma non l’ho mai fatto perchè… perchè trasmettere a parole le emozioni provate è definitivamente impossibile.

La sfida di oggi quindi non è trovare le parole giuste per raccontare un viaggio, ma trasmettervi le gioie, le fatiche, i silenzi, la nostalgia e tutte le infinite sensazioni che questo viaggio ha tatuato sulla mia pelle!

LA MIA MONGOLIA è:

  1. Sorelle e Fratelli che portano il pesante fardello di esperienze di viaggio incredibili

    Esperienze uniche e con sfaccettature sempre diverse date dalla soggettività di ogni singolo individuo. Sorelle e Fratelli con un bagaglio culturale talmente vasto che solo le infinite distese mongole potrebbero competere. Scegliere la Mongolia come viaggio è la selezione naturale di compagni di viaggio che condividono lo stesso mood da viaggiatore e non da turista, perchè siamo tutti d’accordo no??? La malattia del “viaggiatore” è incurabile ed eterna!

  2. Ritorno all’infanzia

    E la nonna ti prendeva per mano e ti portava con sè a mungere le mucche a mano o a dar da mangiare alle pecore. E tu mettevi quegli stivaletti troppo grandi per i tuoi piccoli piedi e correvi nei campi a chiamare il nonno. E che feste quando si uccideva una bestia! Della bestia non si buttava niente e anche i vicini partecipavano al banchetto!

  3. La spensieratezza pur nelle difficoltà e percorrere km e km di strade sterrate persi nel nulla senza fissare minacciosi l’orologio ogni centesimo di secondo, fondere il clacson o invocare tutti i Santi!

    Bene, che è successo oggi? Ah beh, niente di che:
    – ho percorso 300 km in 10 ore senza avere la minima idea di dove fossi (GPS??? Indicazioni stradali???? Strade???? Ma anche no!!)
    – uno degli UAZ è finito fuori strada
    – abbiamo fatto trekking sotto la neve il 17 agosto e mi sono inzuppata fin le mutande
    – non mi lavo i capelli da 4 giorni ma qua mi dicono che sono “bellissima”

  4. Alzare gli occhi al cielo la notte di San Lorenzo e affascinati da un cielo stellato mai visto prima… sentire quell’insistente accento emiliano ripetere…. “Ma voi la vedete Orione??”

    E mentre Orione se ne stava tranquilla e beata in un altro emisfero, anche una semplice frase è diventata uno dei ricordi più belli di una vacanza fantastica… perchè da oggi… per molti di noi… incontrare con gli occhi Orione non avrà più lo stesso significato di prima… ed ogni volta ci strapperà un sorriso e forse una lacrima. Sono quelle sensazioni che nascono all’apice massimo della pace interiore, quello status che poche volte provi addosso!

  5. Adattarsi ad uno stile di vita che non ti appartiene

    E lo fai con una semplicità e spensieratezza che non proverai tornando alla realtà di tutti i giorni! Il tuo bagno è l’aperta campagna (che è sempre meglio di quelle due assi su un cumulo di cacca con mosche a banchetto!), butterai la carta igienica nel cestino (anche dopo essere tornata dalla vacanza!), la doccia non t’investirà di cascate d’acqua calda, i tuoi capelli saranno un’intricato nido, alcune mattine ti sveglierai nella tua bellissima gher e non ti renderai conto di averne assorbito l’odore di caprone, mangerai montone come fosse pane, ti puzzeranno i piedi in modo indecoroso, ti si modellerà il culo a sembianza di sedile dello UAZ…. ma tu avrai sempre un enorme sorriso stampato in faccia… anche adesso che lo sto ricordando

  6. La gher

    Quello stile di vita che ti rende nomade e libero. Perchè alla fine di ogni stagione invernale ed estiva, smonterai la tua “casa”, raccoglierai le tue poche cose e gli affetti più cari, famigliari e animali, e attraverserai le distese mongole in cerca di un posticino tutto tuo, dove ricostruire la tua casa e ricominciare a vivere!

  7. Odori e sapori

    Si possono riassumere in una parola… montone!! Non importa quanto andrai lontano, sappi che tutto ciò che ti circonderà riempirà le tue narici di un unico, inconfondibile “sapore”: montone!!! Te lo sentirai addosso e diventerà affettuosamente tuo e non lo perderai nemmeno dopo numerose docce. E quando rientrerai dalla vacanza e tua madre ti dirà… “Ma cos’è sta puzza di caprone??” ti scenderà una lacrima e penserai che una parte di Mongolia è ancora con te!

  8. Clint e Oronzo

    Loro, i veri protagonisti indiscussi della mia Mongolia: gli autisti degli UAZ. Riuscirai a pronunciare i loro veri nomi solo a fine vacanza probabilmente, ma resteranno nel tuo cuore con i nomignoli affettuosi dettati dalle circostanze:
    Clint, l’autista esperto, con quel suo fascino misterioso da uomo vissuto, l’occhiale scuro sempre calato sugli occhi anche a notte fonda, il baffetto sempre perfettamente pettinato, quel suo sorriso un po’ dorato e il suo stile elegante… proprio lui, il nostro Clint Eastwood
    Oronzo Canà, l’autista dallo sguardo di ghiaccio, l’unico in grado di guidare con una gamba sola per le impervie steppe mongole, improvvisarsi meccanico lanciandosi sotto il fedele UAZ con l’immancabile sigaretta nell’angolo destro della bocca… lui con la sua irrinunciabile, nonchè “unica” maglietta di “CHINGGIS… the man of the millenium

  9. Oyuna

    Un angolo di cuore tatuato col suo ricordo. La nostra guida locale, con una incredibile padronanza della lingua italiana, è stata una compagna di viaggio e un incontro perfetto con la cultura locale. Oyuna è la parte della mia Mongolia che conservo tra i ricordi con maggiore affetto ed è la testimonianza che il viaggiatore incontra la propria “famiglia” un po’ ovunque nel mondo e instaura legami tanto forti da superare le distanze.

  10. Spazio, silenzio e… pensieri

    Se perdendoti in questi infiniti spazi, in mezzo ad interminabili silenzi, i tuoi pensieri non corrono alla tua quotidianità, ma si svuotano e si riempiono dell’istante che stai vivendo, stai sperimentando il VIAGGIO e ti stai trasformando in VIAGGIATORE! O forse in lupo della steppa??? Auuuuuuuuuuuuuuh!

Per immergervi ancora di più nella cultura mongola godetevi questi video!! Tanto semplici da sembrare imbarazzanti ma decisamente emblematici di questo popolo!

Grazie Oronzo per aver accompagnato il nostro viaggio con la tua fantastica compilation!

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