Destinazione Laos: su quale sponda la felicità?

Per descrivere il Laos non trovo nulla di più appropriato delle parole di Tiziano Terzani in “Un indovino mi disse“.


Il calendario anche lì dice che si è nel ventesimo secolo, ma la testa dei laotiani resta in un’epoca tutta loro e da cui non hanno alcuna intenzione di uscire.

Oggi, un Paese al bivio fra la modernizzazione-distruzione e un isolamento che conservi la sua identità è in realtà senza scelta: gli altri hanno già scelto per lui… per salvarlo dal sottosviluppo, i nuovi missionari del materialismo e del benessere economico lo stanno distruggendo.

Al momento basta ancora metterci piede pr sentire che nel Laos c’è qualcosa di unico e di poetico nell’aria: le giornate sono lunghe e lente e la gente ha una quieta dolcezza che non si trova nel resto dell’Indocina.

I francesi dicevano: ‘I vietnamiti piantano il riso, i khmer li stanno a guardare e i lao ascoltano il riso che cresce.’

Il Laos non è un posto: è uno stato d’animo


Attraversando questo Paese, a contatto con questo popolo, si riscoprono i gesti del tempo passato, quei modi gentili, l’umiltà d’animo e la semplicità ingenua che commuovono… la sensazione di un groppo in gola e la vista annebbiata mi accompagneranno per tutto il viaggio. Sto invecchiando!

Dopo aver superato la frontiera a Chiang Khong l’tinerario prosegue verso Muang Sing: una tappa per esplorare le grotte Kao Rao e una visita ai villaggetti lungo la strada, ognuno di una etnia diversa, con usi e costumi, addirittura lingue diversi.
Il primo contatto con la popolazione locale: un gruppo di ragazzini sfoggia un enorme sorriso dall’altro lato della strada.
Una delle ragazze tiene in grembo un bimbo mezzo nudo: la guida ci spiega che è la madre… la osservo attentamente, non credo abbia più di 15 anni.

In Laos le ragazze diventano madri in tenera età: i rapporti al di fuori del matrimonio sono illegali, il livello d’istruzione è molto basso e si vive con ciò che si ricava dalla natura.
La gente ha paura di lasciare il villaggio in cui nasce, non avrebbe nulla di cui vivere.

Di villaggio in villaggio i miei occhi si riempiono di scene di vita quotidiana: bambini che fanno il bagno nel fiume, donne che preparano le verdure da portare al mercato o intrecciano l’erba tigre con cui ricoprire i tetti, alcune filano ad un vecchio telaio, altre cuociono il riso nelle foglie di banano o distillano mais e riso per produrre il lao lao, la “grappa” locale; gli uomini non si trovano quasi mai nei villaggi durante il giorno, sono dispersi nelle campagne a lavorare.

 


Le scuole primarie sono costituite di poche classi, spesso in una stessa classe si raggruppano bambini di diversi anni scolastici, seduti in senso contrapposto, ognuno con la sua lavagna.
La maestra è una sola e riesce a gestire tutte le classi contemporaneamente: i bambini sono molto collaborativi, siedono diligentemente nel loro banchetto e fanno i compiti assegnati.

I mercati: colori, odori, suoni, sapori… tutto rapisce lo sguardo nei mercati mattutini.
L’attenzione si concentra sui generi alimentari che fanno inorridire la nostra sensibilità da occidentale: cani e ratti arrosto, ragni fritti, serpenti, uccellini, scoiattoli, zampe di gallina!!
Le zampe di gallina!! Quando le cucinava mia nonna si faceva a gara a chi ne mangiava di più; io e mio papà ci litigavamo sempre la cresta più grande!

In questi Paesi riscopro sempre una parte di me di cui sento una profonda nostalgia: è l’istinto che mi porta a scegliere la destinazione, che si concentra con desiderio ossessivo e inspiegabile su una determinata meta; a quel punto non hai altra scelta, e sai che comunque vada sarà un successo.

Poi tutt’intorno la natura: protagonista indiscussa di questo viaggio.

Rigogliose foreste, piantagioni di banano e caucciù, risaie, cascate, montagne, vallate, fiumi, grotte… ma soprattutto… il Mekong, madre di tutte le acque.
Ci sono luoghi che smuovono sensazioni profonde: quando gli occhi si posano su questa distesa d’acqua color caffelatte il respiro si ferma, la mente evoca storie del passato, vicende, spesso tristi, che hanno visto come protagonista questo fiume.


Corrado Pizzinelli lo descrive come “il più solitario e il più umile, ma forse più umano di tutti i grandi corsi d’acqua d’Asia“.
La si percepisce questa umanità: tutte le popolazioni dell’Indocina vivono e sopravvivono grazie a questo fiume, da lui dipendono con il ritmo incalzante delle stagioni, da lui dipenderà il futuro di questi popoli, con le loro tradizioni ed i loro costumi.

La gente qui vive in completa simbiosi con la natura, ci si sveglia alle 4 del mattino, alle 22 e 30 scatta il coprifuoco, nessun rumore, nussuna attività.

Tutto comincia all’alba con la consueta processione dei bonzi per l’offerta di cibo: le donne del luogo s’inginocchiano al passaggio dei monaci e ripongono il riso nelle ciotole; mentre ricevono la benedizione svuotano un bicchiere d’acqua a terra, come vuole la tradizione.

Il Laos si risveglia, un caloroso “Sabaidee” accompagnato da un sorriso e un’altra giornata comincia.

Penso che nelle città il ritmo sarà diverso, Luang Namtha, Luang Prabang, ma scopro ben presto che anche qui lo scandire del tempo non cambia: alle 4 il rintocco del gong per la processione dei bonzi, alle 22 e 45 vago da sola tra le vie desolate e buie, non troverò anima viva all’infuori di me nemmeno a pagarla, tutto tace e il rumore del silenzio mi riempie l’anima per l’ennesima volta.

Penso e ripenso alla storia di questo Paese, la guerra che ha vissuto, la devastazione che ha subito, le perdite che ha pianto.
Le mine oggi esplodono nei cantieri per la costruzione delle dighe sul Mekong che serviranno a produrre energia idroelettrica… da esportare in Cina e Thailandia.

Li priveranno delle loro terre, delle loro case, del loro fiume, in nome del progresso e del benessere… ed egoisticamente penso di aver avuto la fortuna di “vivere” questo Paese prima che succedesse.

E sempre egoisticamente, mi auguro che nulla possa cambiare l’animo di questo Popolo.


“A volte si amano di più le persone difficili, che ci fanno soffrire, qualcosa del genere capita anche con certi Paesi.” Bernardo Valli

Per chi volesse intraprendere un viaggio in Laos vi consiglio di consultare il mio resoconto circa l’itinerario di viaggio e le indicazioni di budget.

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